La valutazione neuropsicologica nei CDCD italiani

La valutazione neuropsicologica nei CDCD italiani

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  • 02/02/2022
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L’indagine, condotta dall’Immidem Study Group nei CDCD italiani, ha preso in esame la qualità della valutazione cognitiva effettuata ai pazienti migranti a livello nazionale comprensiva dell’accuratezza della valutazione neuropsicologica (uso di test di screening vs. batterie neuropsicologiche complete) e delle misure adottate per ottemperare ad un adattamento culturale (in particolare l’uso di test cross-culturali o la somministrazione di test tradotti tramite un mediatore culturale o un interprete). Dei 570 centri italiani raggiunti via mail hanno risposto alla survey in 343, pari al 60,2% del totale.

Nell’anno 2019  si sono rivolti ai CDCD 4527 pazienti migranti  per l’approfondimento di un disturbo cognitivo. Di questi solo 2040 sono stati sottoposti a una valutazione neuropsicologica. Circa i tre quarti dei CDCD hanno visitato almeno un paziente con una storia di migrazione nel 2019 e più di un terzo ha riportato che il numero di pazienti migranti è aumentato nel corso degli utlimi 5 anni.

Dall’indagine è emerso che i CDCD italiani non sembrano essere ancora adeguatamente preparati ad effettuare valutazioni neuropsicologiche sensibili alle diversità etniche e culturali, come richiesto dai cambiamenti socio-demografici in atto.

In particolare emerge che:

  • Il 41,4% dei 343 CDCD che ha partecipato all’indagine dichiara di utilizzare esclusivamente strumenti di screening o di valutazione cognitiva globale, soprattutto MiniMental State Examination (MMSE), Clock Drawing test (CDT) e Montreal Cognitive Assessment (MoCA).
  • Solo nel 39,9% dei CDCD si utilizzano batterie neuropsicologiche complete per arrivare ad una diagnosi di decadimento cognitivo in pazienti migranti. .
  • Nel 18,7% dei CDCD non è stata effettuata alcuna valutazione cognitiva nei migranti afferenti. Tuttavia probabilmente a fare questa dichiarazione sono per lo più quei centri che dichiaravano di non aver visitato migranti nel 2019.
  • Solo in una minoranza di casi la valutazione cognitiva è stata minimamente (14,9%) o sostanzialmente (2,3%) adattata al background culturale del migrante testato. Gli adattamenti più comuni sono stati:
    • il coinvolgimento di interpreti informali (ad esempio i caregiver dei pazienti) o professionali;
    • l’assistenza durante i test neuropsicologici da parte di un mediatore culturale;
    • la scelta di test neuropsicologici non verbali.
  • Solo lo 0,1% dei CDCD ha adottato strumenti già validati in popolazioni multiculturali, ad esempio la RUDAS.

 

Gli strumenti della valutazione neuropsicologica nei pazienti migranti

Quanti dei CDCD coinvolti nell’indagine dichiarano di poter somministrare dei test tradotti in altre lingue per la valutazione dei migranti? Complessivamente soltanto l’undici per cento dei centri dichiara di avere dei test tradotti: si tratta di traduzioni in inglese nella metà dei casi, e a seguire in altre lingue europee come il tedesco (soprattutto nei centri dell’Alto Adige), lo spagnolo e il francese. In due centri italiani  sono disponibili test tradotti in rumeno e solo  in singoli centri italiani vi è disponibilità di testi test in albanese, ucraino, russo cinese e arabo.

La disponibilità di traduzioni nelle suddette lingue non coincide tuttavia con le lingue effettivamente parlate dai migranti residenti in Italia che perlopiù provengono dalla Romania e a seguire da Albania, Marocco, Cina, Ucraina e Filippine.

Approccio ecologico alla valutazione cross-culturale

Quando non si ha la possibilità di applicare test cross-culturali né la disponibilità un mediatore culturale si può utilizzare un approccio più ecologico, vale a dire scegliere delle prove che permettano all’esaminatore di discriminare tra la normalità e una demenza in fase conclamata. Ad esempio, si può chiedere al paziente di riconoscere e denominare degli oggetti semplici e poi nasconderli in qualche luogo e dopo una prova di distrazione chiedere di rievocare gli oggetti precedentemente nominati e la loro collocazione Ovviamente si tratta di prove grossolane che ci permettono più o meno di discriminare se c’è un deficit cognitivo importante da qualcosa di più vicino alla normalità ma poi sicuramente non permettono di definire un decadimento cognitivo più lieve.

 

Per saperne di più

Le tematiche | La valutazione cognitiva cross-culturale

Risorse | Valutazione cognitiva cross-culturale in pratica

Per gli operatori

Bibliografia

Test Neuropsicologici. Ilaria Cova – Unità Operativa di Neurologia, Ospedale Luigi Sacco, Polo Universitario di Milano – per il gruppo di studio Immidem
Relazione in occasione del XIV Convegno Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze nella gestione integrata dei pazienti, in teleconferenza Istituto Superiore di Sanità Roma, 18-19 novembre 2021.

Canevelli M, Cova I, Remoli G,  et Al. ImmiDem Study Network; ImmiDem Study Group. A nationwide survey of Italian centers for cognitive disorders and dementia on the provision of care for international migrants. Eur J Neurol. 2022 Feb 21. doi: 10.1111/ene.15297. Epub ahead of print. PMID: 35189011.