L’OMS lancia il sesto rapporto della serie GEHM: la demenza tra rifugiati e migranti emerge come priorità globale di salute pubblica

L’OMS lancia il sesto rapporto della serie GEHM: la demenza tra rifugiati e migranti emerge come priorità globale di salute pubblica

Il 31 marzo 2025 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha presentato il sesto rapporto della serie Global Evidence Review on Health and Migration (GEHM), intitolato Dementia in refugees and migrants: epidemiology, public health implications and global responses, con un appello chiaro: includere urgentemente la demenza nei piani di salute pubblica rivolti a rifugiati e migranti. Il documento sistematizza le evidenze scientifiche più aggiornate a livello globale su fattori di rischio, accesso ai servizi, barriere culturali e di sistema, offrendo indicazioni operative per i decisori politici. Per farlo, gli autori del report hanno condotto una scoping review su letteratura scientifica e grigia, secondo criteri metodologici rigorosi. Sono stati inclusi 147 studi originali e 39 documenti di policy, mappati secondo le sette aree di azione del Global action plan on the public health response to dementia 2017–2025.

Il principale punto di forza del rapporto risiede nell’aver fornito una mappa sistematica e comparativa dei gap di conoscenza, identificando con precisione le lacune nei dati epidemiologici, negli strumenti diagnostici cross-culturali e nella formazione dei professionisti sanitari. La revisione ha incluso evidenze da 28 Paesi, con una copertura metodologica ampia (studi qualitativi, quantitativi e trial clinici).

Nel corso del webinar per il lancio ufficiale del rapporto GEHM, Marco Canevelli (Università Sapienza di Roma e Istituto Superiore di Sanità), primo autore del documento, ha presentato i risultati della scoping review evidenziando il crescente rilievo globale del tema e la necessità di interventi mirati: “È sempre più evidente come migrazione e sfollamento forzato possano influenzare vari aspetti della gestione della demenza, dalla prevenzione alla diagnosi fino al supporto. Rifugiati e migranti devono essere adeguatamente inclusi negli impegni globali sulla salute e la demenza va riconosciuta come una priorità sanitaria anche per questi gruppi di popolazione.”

La demenza: una sfida crescente per la sanità pubblica

La demenza colpisce oltre 57 milioni di persone nel mondo, con quasi 10 milioni di nuovi casi ogni anno. È la settima causa di morte a livello globale e una delle principali fonti di disabilità tra le persone anziane. Sebbene non esista una cura definitiva, è possibile gestire i sintomi tramite attività fisica, interazione sociale e farmaci specifici. Tuttavia, i pazienti affetti da demenza sono spesso soggetti a discriminazione e incontrano barriere sistemiche all’accesso a diagnosi e cure, richiedendo politiche forti a tutela dei loro diritti.

Il rapporto evidenzia come, per rifugiati e migranti, queste difficoltà siano amplificate a causa di barriere linguistiche, mancanza di strumenti culturali adattati, basso livello di alfabetizzazione sanitaria e difficoltà di accesso a servizi specializzati, con il risultato che la condizione rimane frequentemente non diagnosticata o mal diagnosticata. Il tema della demenza nei migranti e rifugiati è presente nelle strategie nazionali di solo 8 Paesi. Inoltre, il personale sanitario nei paesi ospitanti spesso non riceve formazione specifica per affrontare le sfide culturali nella gestione della demenza.

Dal punto di vista epidemiologico, l’età avanzata, i bassi livelli di istruzione e la limitata padronanza della lingua del paese ospitante emergono come fattori di rischio rilevanti. I traumi vissuti, soprattutto tra i rifugiati, possono ulteriormente aumentare il rischio di deterioramento cognitivo, ma gli studi su popolazioni in contesti umanitari sono pressoché assenti.

Con l’intensificarsi dei fenomeni migratori causati da guerre, crisi climatiche, insicurezza alimentare e disuguaglianze economiche, il numero di migranti e rifugiati anziani è destinato a crescere, mentre la demenza in questi gruppi rimane in gran parte assente dalle agende sanitarie nazionali e dai piani di emergenza.

“La cura della demenza deve essere parte integrante delle politiche migratorie e sanitarie. Rifugiati e migranti hanno lo stesso diritto alla salute degli altri, ma troppo spesso si scontrano con barriere sistemiche all’assistenza” ha dichiarato il dott. Santino Severoni, Direttore del Programma OMS Salute e Migrazione. “Serve un’azione urgente per garantire diagnosi tempestive, trattamenti efficaci e supporto adeguato anche ai caregiver”.

Punti chiave del rapporto e raccomandazioni di policy

Il GEHM n.6 propone un insieme articolato di considerazioni e raccomandazioni basate sulle sette aree d’azione del Global action plan on the public health response to dementia 2017–2025, con l’obiettivo di colmare le disuguaglianze nei percorsi di cura:

  • Policy e legislazione: inclusione esplicita di rifugiati e migranti nei piani nazionali e regionali dedicati alla demenza e nelle strategie sanitarie più ampie.
  • Sensibilizzazione e inclusione: attivazione di campagne educative/informative per aumentare la consapevolezza sulla demenza nelle comunità migranti e di rifugiati, anche nei contesti di emergenza.
  • Riduzione del rischio: progettazione di interventi culturalmente e linguisticamente sensibili per la prevenzione, integrati nei programmi per la prevenzione delle malattie non trasmissibili.
  • Diagnosi, trattamento e cura: rimozione delle barriere all’accesso ai servizi, implementazione di percorsi assistenziali integrati e formazione mirata per i professionisti.
  • Supporto ai caregiver: creazione di programmi di formazione, tutela giuridica e coinvolgimento attivo dei caregiver familiari nella pianificazione delle cure.
  • Sistemi informativi e monitoraggio: rafforzamento della sorveglianza nazionale con dati disaggregati su migranti e rifugiati, e ampliamento delle evidenze su prevalenza e fattori di rischio.
  • Ricerca e innovazione: inclusione della demenza tra rifugiati e migranti nelle agende di ricerca globali, con investimenti in soluzioni innovative e interculturali.

Conclusione

Il GEHM n.6 Dementia in refugees and migrants: epidemiology, public health implications and global responses lancia un messaggio inequivocabile: la demenza nei rifugiati e migranti rappresenta una sfida emergente e non più ignorabile. Il suo mancato riconoscimento non è solo una lacuna clinica, ma un segnale di disuguaglianze strutturali nei sistemi sanitari. È pertanto urgente una risposta multilivello che riconosca l’intersezione tra migrazione, invecchiamento, vulnerabilità sociale e diritto alla salute.

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