Migranti e demenza: storie e incontri con il Centro disturbi cognitivi e demenze di Modena

Migranti e demenza: storie e incontri con il Centro disturbi cognitivi e demenze di Modena

Un incontro, uno sguardo scambiato, una domanda inaspettata. È così che il Centro Disturbi Cognitivi e Demenze (CDCD) dell’Ausl di Modena ha avviato un dialogo diretto con le comunità migranti, portando informazioni preziose su un tema ancora poco discusso: la demenza e disturbi cognitivi. Il 15 e 16 febbraio 2025, le comunità filippina, araba e sikh hanno aperto le loro porte per parlare di invecchiamento, prevenzione e salute cognitiva.

Un evento di sensibilizzazione tra conoscenza e coinvolgimento

“Abbiamo pensato a un format che non fosse solo frontale, ma che permettesse alle persone di interagire con noi”, spiega la geriatra Valentina Guerzoni che ha guidato l’incontro con la comunità filippina. “Volevamo offrire non solo informazioni sulla demenza ma anche strumenti pratici per la prevenzione. Per questo abbiamo allestito dei corner tematici su alimentazione, attività fisica, stimolazione cognitiva e screening delle funzioni cognitive”.

E così, tra giochi di memoria per adulti e bambini, consigli nutrizionali adattati alle abitudini filippine e test cognitivi, le persone hanno iniziato a confrontarsi e a porre domande. “Abbiamo allestito un corner sulla stimolazione cognitiva con giochi di società e strumenti digitali”, racconta Chiara Galli, neuropsicologa. “Abbiamo voluto coinvolgere persone di tutte le età, dai bambini agli anziani, perché la prevenzione parte dalla consapevolezza e dall’allenamento delle funzioni cognitive. Molti si sono cimentati nei giochi, trovando anche momenti di divertimento e confronto”.

Anche l’attività fisica è stata al centro della discussione. Vincenzo Acchiappati, chinesiologo, ha spiegato come l’allenamento della forza sia fondamentale per rallentare il declino cognitivo: “Molti conoscono i benefici della camminata e dell’attività aerobica in generale, ma pochi sanno che anche l’allenamento muscolare è molto importante per la prevenzione di molte patologie croniche come la demenza”.

Presente anche il corner sull’alimentazione, elemento fondamentale per la riduzione del rischio di malattie croniche. Paola Morana, dietista, ha condiviso con i partecipanti le linee guida per una sana alimentazione, predisponendo materiale relativo alle abitudini alimentari della comunità filippina, che in Italia sono rielaborate in un sincretismo culturale specifico, che consiste nell’adattamento delle ricette modenesi ai propri gusti e nella contemporanea rielaborazione dei propri piatti attraverso l’utilizzo di ingredienti italiani.

Dall’incontro in moschea all’ascolto attivo

Con la comunità araba l’approccio è stato diverso. Tutto è iniziato con il progetto Moschee Aperte, che ha permesso ai professionisti sanitari di entrare in contatto con le persone del territorio di Pavullo e Serramazzoni. “Abbiamo creato un questionario per capire quale fosse la percezione della demenza all’interno della comunità”, racconta Rossella Tozzi, geriatra. “Dai risultati è emerso che c’era un forte bisogno di informazione: molti non sapevano che esistono percorsi di diagnosi e supporto”

Le parole di Claudia Iacconi, referente per la promozione alla salute nel comune di Pavullo, raccontano il valore di questa relazione: “Con la comunità araba abbiamo creato un dialogo snello, diretto. Loro ci scrivono su WhatsApp, ci pongono domande. È un rapporto basato sulla fiducia, non sulla burocrazia. Questo rende tutto più efficace”.

La comunità sikh: “Vogliamo sapere di più”

Un altro momento chiave è stato l’incontro con la comunità sikh di Castelfranco Emilia, una delle più numerose della regione. La mediatrice culturale Kaur Narinder, che fa parte della comunità, è stata un tramite essenziale: “Molti non sapevano nemmeno che esistesse un centro per i disturbi cognitivi. Alcuni erano già andati dal medico di base, ma si erano sentiti dire che non c’era nulla di cui preoccuparsi. Eppure, qualcosa li preoccupava davvero”.

L’importanza della figura del mediatore culturale è emersa chiaramente in questo incontro. “Le persone si aprono di più quando parliamo la loro lingua, quando capiscono che li ascoltiamo” racconta Narinder. “Ci hanno chiesto: ‘Ma il nostro medico sa di questa cosa? A chi dobbiamo rivolgerci?’ Abbiamo distribuito volantini, lasciato numeri di telefono. Vogliamo che sappiano che non sono soli”.

Andrea Salerno, geriatra, ha spiegato l’importanza di creare un punto di riferimento solido per la comunità: “Il nostro obiettivo è rendere più chiaro il percorso di accesso ai servizi sanitari, coinvolgendo anche i medici di base e i caregiver. La comunità sikh di Castelfranco ha già mostrato grande interesse e continueremo a collaborare con loro per offrire strumenti concreti di supporto”.

Anche Antonella Vaccina, geriatra, ha sottolineato il valore del lavoro fatto fino ad ora: “Quando siamo venuti la prima volta, la nostra mediatrice aveva già informato la comunità del nostro arrivo. Oggi è stato bello vedere che molte persone erano già consapevoli di cosa avremmo parlato. Hanno iniziato loro a porci domande più specifiche. Questo ci fa capire che il messaggio sta passando, che stiamo costruendo un ponte reale tra loro e i nostri servizi”.

Un percorso di crescita e di inclusione

Questi incontri hanno dimostrato che la conoscenza è il primo strumento per superare le barriere. Ma hanno anche evidenziato le difficoltà che ancora esistono. “C’è bisogno di tradurre più materiali informativi, di formare meglio i medici di base, di rafforzare il ruolo dei mediatori culturali”, afferma Valentina Guerzoni. “Ma la strada è tracciata: dobbiamo continuare a camminare insieme”.

L’esperienza di Modena non è solo un esempio di come un progetto come Immidem possa tradursi concretamente in esperienze sul territorio, ma un modello che evolve, cresce e si adatta ai bisogni reali delle persone. Ogni incontro ha aperto nuove porte, ogni dialogo ha avvicinato un po’ di più le comunità ai servizi sanitari. La sfida è aperta, e il cambiamento è già iniziato.

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