Oasi della Salute A.F.Ma.L. – Roma

Oasi della Salute e profughi ucraini: un modello di inclusione e supporto per l’assistenza ai migranti con demenza

L’ordine religioso di San Giovanni di Dio, conosciuto in Italia con il nome di Fatebenefratelli, vanta una presenza capillare in tutto il mondo, con oltre 500 strutture ospedaliere organizzate in “Province” a livello amministrativo. In questo contesto, il Dottor Massimo Marianetti si dedica ai servizi legati alla gestione e alla cura dell’Alzheimer nella Provincia Romana Fatebenefratelli ed è Responsabile del Laboratorio di Neuropsicologia e del CDCD dell’Ospedale San Pietro di Roma. Parallelamente, il Dottor Marianetti dirige anche i servizi riabilitativi dell’Istituto San Giovanni di Dio di Genzano, offrendo supporto sia attraverso reparti di ricovero che ambulatori specializzati.

Oltre al suo lavoro clinico, il Dottor Marianetti è coinvolto da oltre dieci anni in un progetto di assistenza sanitaria gratuita sul territorio della ASL Roma 6 che include i Castelli Romani, il litorale romano e una collaborazione con la parrocchia di Sant’Andrea, nei pressi dell’Ospedale San Pietro.

Il progetto si chiama “Oasi della Salute” ed è promosso dall’Associazione con i Fatebenefratelli per i Malati Lontani (AFMaL), ONLUS affiliata alla Provincia Romana dei Fatebenefratelli e attiva con numerosi progetti di assistenza sanitaria gratuita principalmente nel sud est asiatico e in Africa. L’Oasi della Salute è invece attiva sul territorio italiano da circa 10 anni: attraverso un ambulatorio mobile, e in sinergia con la Caritas diocesana, si integra con la distribuzione di viveri e abbigliamento per offrire alle fasce più vulnerabili della popolazione (tra cui anziani soli, migranti, senza fissa dimora e famiglie in difficoltà economica), visite mediche specialistiche, accertamenti diagnostici (come elettrocardiogrammi ed ecografie), distribuzione di farmaci, oltre a percorsi di counseling e supporto terapeutico. Dal suo avvio, il progetto ha assistito oltre 5.000 persone solo nella periferia romana, incrementando ogni anno il numero di parrocchie e comunità coinvolte. Questo approccio multidisciplinare non solo migliora l’accesso alle cure, ma favorisce anche la prevenzione di patologie croniche e degenerative.

L’esperienza con i profughi ucraini

Un’iniziativa particolarmente significativa e più strettamente legata al Progetto Immidem si è sviluppata con l’emergenza umanitaria legata al conflitto in Ucraina. Dalla primavera del 2022, l’Oasi della Salute ha affrontato le necessità sanitarie di un numero crescente di rifugiati ucraini, molti dei quali anziani con sospetto decadimento cognitivo. Tra i 122 rifugiati ucraini osservati, tutte donne con un’età media di 72,4 anni, è emersa una significativa prevalenza di disturbi comportamentali come apatia, depressione, agitazione, disturbi del sonno e dell’appetito. Attraverso strumenti diagnostici come il Clock Drawing Test, il Mini-Mental State Examination e il Picture Interpretation Test, è stato possibile diagnosticare forme di demenza in 44 casi. Di questi, 21 sono risultati affetti da Alzheimer, 13 da demenza vascolare e altri da condizioni correlate. La quasi totalità dei casi riportava un esordio dei sintomi a seguito del trauma migratorio.

L’approccio scelto dall’Oasi della Salute è un esempio tangibile di come sia possibile superare barriere linguistiche, culturali e logistiche per garantire cure efficaci a persone in condizioni di vulnerabilità. In questo contesto, il Progetto Immidem ha rappresentato un valore aggiunto significativo su diversi livelli.

A livello emotivo, ha rafforzato il senso di comunità tra gli operatori coinvolti, contribuendo a superare l’isolamento spesso percepito durante l’assistenza a casi complessi e delicati. La consapevolezza di poter contare su linee guida condivise e validati percorsi operativi ha aumentato il senso di autoefficacia del personale, permettendo loro di agire con maggiore fiducia e serenità.

A livello pratico, Immidem ha introdotto strumenti specifici validati che hanno reso più efficace e strutturata l’attività diagnostica e terapeutica. L’utilizzo di metodologie standardizzate ha contribuito a garantire una maggiore uniformità nella presa in carico dei pazienti, anche in presenza di barriere linguistiche e culturali.

Elementi di ispirazione e pratiche innovative

L’esperienza dell’Oasi della Salute ha rappresentato una fonte di ispirazione non solo per l’assistenza ai pazienti con trauma migratorio, ma anche per coloro che affrontano altre forme di fragilità cognitive. La gestione dei pazienti con storie di migrazione traumatica ha dimostrato l’efficacia di un approccio basato su semplici ma fondamentali passaggi: la presenza di interpreti o mediatori culturali, o, in casi estremi, l’uso di app di traduzione facilmente accessibili; l’utilizzo di strumenti diagnostici standardizzati; l’attivazione della rete del Servizio Sanitario Nazionale ove possibile; e il coordinamento con i medici di base e altri servizi sanitari per garantire una presa in carico continuativa e mirata.

Parallelamente, questa esperienza ha influenzato anche l’approccio adottato con i pazienti senza traumi migratori. L’esposizione a contesti di grande vulnerabilità ha favorito una maggiore empatia e un arricchimento del rapporto medico-paziente, trasformando la relazione in uno scambio più umano e profondo. Questo ha stimolato l’adozione di approcci non farmacologici innovativi e più universali, mirati a migliorare la qualità di vita dei pazienti. Le attività di stimolazione cognitiva, i percorsi di counseling personalizzati e le strategie di accompagnamento emotivo hanno così trovato una nuova declinazione, rafforzando l’importanza dell’ascolto e del sostegno emotivo come parte integrante della cura.

L’Oasi della Salute rimane dunque un laboratorio di sperimentazione e innovazione, capace di generare buone pratiche replicabili a livello nazionale ed europeo. Chiunque voglia contribuire al progetto può farlo attraverso donazioni di beni di prima necessità, farmaci o supporto economico